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5 buoni motivi per partecipare a un tour di gruppo

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Era da tanto tempo che pensavamo a una formula da dedicare a viaggiatori soli e a coloro che desiderano fare un bel tour, risparmiando un po’ rispetto ad un tour privato. E così, per le feste natalizie, abbiamo lanciato la nuova formula dei tour di gruppo.

Ora che le feste sono passate e che tanti amici viaggiatori sono venuti a trovarci in Marocco, ci sembra il momento per fermarci e fare una riflessione su quanto è successo e su come sono andati i tour.

Per prima cosa non possiamo che essere felici: tutto si è svolto nel migliore dei modi, con lo stesso spirito che accompagna da ormai molto tempo i nostri tour privati: organizzazione, competenze e disponibilità.

Abbiamo accolto, seguito, accompagnato e raccontato le nostre storie, quelle del popolo berbero, delle sue tradizioni e abitudini.

Abbiamo provato a risolvere i grandi e piccoli problemi che, inevitabilmente, possono sorgere. E, quando non ce l’abbiamo fatta, abbiamo preferito, nel più genuino spirito berbero, sederci tutti insieme a tavola (a spese nostre, ovviamente!) per scherzarci un po’ su.

Per questo motivo vogliamo elencarvi 5 buoni motivi per partecipare ai tour di gruppo che stiamo organizzando per le vacanze pasquali e per quest’estate. Vi aspettiamo!

ORGANIZZAZIONE
Tutti i contatti e i programmi prima della partenza, sono gestiti da personale italiano per facilitare la comunicazione e l’organizzazione del vostro viaggio in Marocco. Vi proponiamo le nostre migliori proposte di tour al di fuori dei soliti circuiti turistici, che prevedono moderne jeep 4×4 con autista/i locale/i parlante italiano, caratteristici hotel o riad tipici di media categoria dove soggiornare e i transfer da e per l’aeroporto.

 
RISPARMIO
Rispetto a un tour privato, organizzato su misura, il tour di gruppo è sicuramente più economico. I tour di gruppo sono adatti a piccoli gruppi (minimo 4 massimo 16 persone) per assicurare il miglior svolgimento possibile del programma.

JEEP 4×4 e GUIDE CHE PARLANO ITALIANO
Tutti i tour di gruppo si svolgono con moderni fuoristrada 4X4 dotati di aria condizionata e guidati da guide berbere locali che parlano correntemente l’italiano, attraverso itinerari che consentono di apprezzare la gente e la cultura di un paese incredibile, ricco di mille sfaccettature e paesaggi fiabeschi.

ACCOGLIENZA BERBERA
La popolazione berbera è tradizionalmente ospitale, gentile e cordiale. La cultura berbera rispetta la natura e le tradizioni famigliari da tempi immemori ed entrarvi a contatto vi permetterà di conoscere uno stile di vita ormai quasi completamente scomparso in Italia, ma forse un po’ rimpianto.

Perchè visitare Chefchaouen

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berbera-strade-citta-marocchina

Se il blu è il vostro colore preferito, la adorerete. Ma anche se amate scoprire piccoli paradisi ancora poco esplorati e immergervi nel fascino dell’atmosfera di altri tempi. Così come se amate i gatti, la buona cucina, l’artigianato, il trekking, la natura, la montagna ecc. ecc.

Chefchaouen è una destinazione non ancora molto conosciuta in Marocco, ma sono davvero tanti i motivi per cui affascina i viaggiatori di tutto il mondo. Possiede infatti uno charme unico per passare momenti magici nel cuore delle montagne del Nord del Marocco.

A partire dagli anni ’30 i muri della sua medina sono stati dipinti di blu. Anzi, di tutte le tonalità di blu che possiamo immaginarci: dall’azzurro al blu elettrico, dal cobalto al blu confetto. Una coreografia di tinte che ricorda il cielo o l’oceano e che avvolge il viaggiatore sin dai suoi primi passi.

E’ possibile visitarla in una giornata ma, per scoprirne davvero l’anima, sarebbe necessario avere a disposizione un po’ più di tempo. Il suo artigianato è, per esempio, davvero ricco e presenta caratteristiche uniche in tutto il Marocco e la cucina è stata inserita tra i patrimoni immateriali dell’Unesco.

Noi la adoriamo ma, ne siamo certi, vi innamorerete anche voi di questa piccola città blu.

Le Città Imperiali: Meknes

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meknesMuramedina

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta delle città imperiali del Marocco. Questa volta parliamo di Meknes, la più piccola delle quattro città imperiali del Marocco, ma non per questo meno bella e affascinante.  Si tratta, infatti, della città meno turistica delle capitali imperiali e, di conseguenza, la più facile da girare.

Oggi Meknes è un importante centro agricolo della regione, ma un tempo la città era destinata ad entrare nella storia perché avrebbe dovuto ospitare il più grande Palazzo reale del paese. Meknes è stata infatti la capitale del Marocco sotto il regno di Moulay Ismail (1672–1727) e, sebbene i suoi sogni non si siano avverati e, quindi, il palazzo più grande non poté essere costruito, egli lasciò comunque la sua impronta sulla città. Costruì infatti numerosi edifici, giardini, porte monumentali, moschee (da qui il soprannome di “Città dai cento minareti”) e le lunghe mura di 40 km. Il Sultano Moulay Ismaïl trasformò questo insediamento militare in una città imperiale e spostò qui la capitale del suo regno, che durò per oltre cinquanta anni.

Il giorno in cui la principessa francese dell’epoca si rifiutò di sposarlo, Moulay Ismail decise di costruire un palazzo che doveva essere più grande e maestoso di quello di Versailles . Oltre 50.000 schiavi neri furono obbligati a lavorare per la costruzione di questo palazzo e molti di loro perirono per le condizioni di lavoro estreme. Sebbene il Sultano sia stato uno dei peggiori tiranni del suo paese, è però tuttora riverito nel suo mausoleo.

Palazzo Reale MeknesIl figlio, Moulay Abdallah e il nipote, Sidi Mohamed ben Abdallah, completarono la costruzione della città Imperiale, sfortunatamente però nel 1755, un terremoto distrusse parte della città e, nel 19° secolo, Meknes smise di essere una città imperiale e finì nel dimenticatoio.

Nel 20° secolo Meknes recuperò parte del suo ruolo precedente come centro commerciale del paese. Oggigiorno, con oltre mezzo milione di abitanti, Meknes è la quinta città del Marocco.

La città di Meknes, come la maggior parte delle città nordafricane, è suddivisa in due parti: la città vecchia (la medina) e la città nuova. Nella città nuova (chiamata in francese Ville Nouvelle) si trovano le stazioni degli autobus e dei treni, così come la maggior parte degli hotel. Nella Medina si trovano invece quasi tutti i monumenti.

A Meknes ci sono tre zone degne di nota: le pietre miliari di Moulay Ismail; i souq e i vicoli della Medina e il quartiere ebraico (la Mellah). Sicuramente uno dei posti più interessanti della medina è la sua piazza principale, El-Hdim. Questa piazza è simile a quella di Marrakech, ma più piccola e tranquilla. Qui sembra di trovarsi in un circo all’aperto. La piazza, infatti, è sempre affollata da musicisti locali, cantastorie, guaritori tradizionali e incantatori di serpenti. Diversamente da altre città del Marocco, gli artisti qui si esibiscono per la gente del posto, non per i turisti.

Grazie alla sua combinazione armonica di elementi di origine islamica ed europea nella sua struttura e progettazione, la Medina di Meknes è parte del Patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1996. Al suo interno  si può trovare una delle più belle scuole coraniche di tutto il Marocco, la Medersa Bou Inania. Fu costruita nel 14° secolo e, al secondo piano, è possibile visitarne le celle degli studenti.

Sebbene più piccola delle sue controparti a Marrakech e Fez, la vecchia medina di Meknes, dove si trovano i souq, è un gioiello da scoprire. Troverete una scelta minore di souvenir, ma sicuramente a prezzi più vantaggiosi e avrete a che fare con negozianti più gentili e meno insistenti rispetto a Marrakech e Fes.

MausoleoMeknes

Un altro interessante monumento da visitare a Meknes è il mausoleo di Moulay Ismail del 18° secolo. I turisti possono solo visitare una stanza, mentre le tombe reali possono essere visitate solo dai musulmani.

Anche i Granai reali sono degni di nota e di una visita. Le enormi stanze in cui un tempo veniva conservato il grano, danno infatti un’idea delle dimensioni di questa città Imperiale. Accanto ai granai si trovano le scuderie e un lago di 4 ettari utilizzato per annaffiare i giardini della città. Le scuderie reali potevano ospitare fino a 12.000 cavalli.

Molto belle da vedere sono anche le porte monumentali di Meknes con i loro splendidi intagli e mosaici, che danno accesso alla medina: Bab Berdain, la porta dei tappezzieri del 17° secolo; Bab Tizim; Bab el Khemis, Bab er Rih, e la più famosa Bab El Mansour, del 18° secolo, dove si tenevano le udienze della corte e dove venivano appese le teste delle persone giustiziate.

Vale sicuramente la pena anche visitare i dintorni di Meknes con Volubilis, uno dei siti romani più grandi del Marocco e patrimonio dell’Unesco. Qui si può vedere l’arco di trionfo, il capitello, il foro e alcuni pavimenti con bei mosaici.

Per concludere, Meknes è una città più sicura e tranquilla delle altre città imperiali, dove i turisti possono camminare liberamente, senza essere assaliti continuamente dai vari venditori o false guide. Non dimenticate comunque che si tratta pur sempre di una città ed è quindi essenziale fare sempre attenzione. Dopo di che lasciatevi trasportare da questa città senza tempo e dalla sua medina bianca, che vi incanterà per la sua bellezza e semplicità.

Volubilis

Le città Imperiali: Fez

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FezMedina

Proseguiamo nel nostro viaggio alla scoperta delle città imperiali del Marocco. Questa volta parliamo di Fez, la seconda città più grande e allo stesso tempo la più antica di questo paese.

Fez venne fondata nel IX secolo, poco dopo che gli arabi ebbero invaso il Nord Africa e la Spagna e ben presto diventò il centro religioso e culturale del paese.

La sua medina è un sito dell’UNESCO e, con i suoi 12 km di estensione, è considerata l’area urbana chiusa al traffico più grande esistente al mondo. La madrasa o scuola coranica Al-Quarawiyyin, fondata nell’859 BC, è la più vecchia madrasa ancora funzionante al mondo, laddove la moschea Kairouine è stata per lungo tempo la più grande del Marocco, fino alla costruzione della famosa moschea di Hassan II a Casablanca, qualche decina di anni or sono. Insomma, una città ricca di attrattive.

MadrasaFes

Sicuramente però la miglior cosa che vi consiglio di fare a Fez è visitare la sua medina, ricca di scuole coraniche, dal loro fascino antico e finemente cesellate, dove sembra di tornare indietro nel tempo, ai racconti di Mille e una notte di una qualsiasi città araba. Qui, infatti, tutto sembra essere rimasto invariato ai tempi del Medioevo.

All’interno di questa immensa medina, gli artigiani lavorano ancora a mano il ferro, il legno e le pelli. Qui si vedono e si sentono così tanti colori, suoni e odori da riuscire a confondere chiunque vi entri, percorra il dedalo di centinaia di viuzze senza nome e si permetta il lusso di perdersi e rivivere sensazioni ormai passate e sepolte altrove, ma non qui nella medina di Fez.

La leggenda narra che il nome della città, che in arabo significa ascia, derivi da un’ascia d’oro che sarebbe stata rinvenuta sotto terra durante gli scavi per la costruzione della città. La città ha poi prestato il suo nome al tipico copricapo musulmano cilindrico, che si chiama infatti Fez.

Delle quattro città imperiali, sicuramente Fez, con la sua medina immutata nel tempo, è la più particolare. Il suo colore simbolo è il blu, per la ceramica tipica di questo colore che viene ancor oggi prodotta qui.

CeramicaFez

A Fez, infatti, l’artigianato è ancora molto fiorente e rinomato. All’interno della medina, suddivisa in base ai vari mestieri, è possibile trovare il quartiere dei maniscalchi, che lavorano e battono a mano il ferro, il quartiere dei ceramisti che producono vasi e vasellame vario a mano, nonché splendidi mosaici con cui adornano ogni genere di mobile o muro.

C’è poi il famoso quartiere dei conciatori di pelle, dove è d’obbligo coprirsi il naso con un rametto di menta, per non rischiare di svenire dalla puzza e dove è possibile osservare i conciatori a mollo in acque putride dai tanti colori con i calzoni tirati su fino al ginocchio, in qualsiasi periodo dell’anno. Il mio pensiero ricorrente quando li vedo è che queste persone non possono sopravvivere a lungo in queste condizioni di lavoro!!

ConciatoriFes

Senza contare poi gli innumerevoli negozi che vendono di tutto: carne di qualsiasi animale, generi alimentari di ogni tipo, vestiti, gioielli, tappeti e addobbi per i matrimoni in grande stile (tipo troni argentati in stile Bollywood!!). L’importante  anche qui, come a Marrakech, è che se volete acquistare qualcosa è sempre bene trattare il prezzo e farvi fregare il meno possibile!!

Per il resto, se vi capita di perdervi nella medina di Fez, uscite alla prima porta della medina che trovate, così finalmente capirete dove siete finiti… Non c’è niente di più suggestivo che perdersi nella medina di Fez!

Un’altra bella esperienza da vivere a Fez, come a Marrakech, è dormire in uno degli innumerevoli riad, presenti all’interno della medina. Alcuni sono veramente antichi e sono stati restaurati per offrire ai turisti l’idea di com’era una volta vivere in una città araba.

Insomma Fez è veramente una città che vi permette di fare un tuffo nel passato, a poche ore di volo dall’Italia, cosa aspettate?

Fes_Bab_BouJeloud

Marocco: Usi e Costumi

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Donne berbere

Volete visitare il Marocco e fare bella figura con la gente del posto che vi capiterà di incontrare durante il viaggio? Ecco alcune semplici indicazioni sugli usi e costumi del Marocco.

Il consiglio più importante, ma purtroppo anche quello meno seguito dai turisti, è ricordare sempre che il Marocco è un paese musulmano.

Di conseguenza, se volete essere rispettosi nei confronti della gente, è bene cercare di vestirsi il più possibile in maniera decorosa e non troppo succinta. Questo vale sia per le donne che per gli uomini. Anche nella stagione calda, non è consigliabile svestirsi troppo, anzi, per combattere il caldo, esattamente come fanno i marocchini, è meglio essere vestiti, ovviamente con tessuti leggeri e traspiranti, per mantenere una barriera contro l’eccessivo calore.

Il mio consiglio è quindi evitare vestiti troppo corti, come canottiere, pantaloncini, minigonne, top ecc. Meglio camice e pantaloni larghi e ariosi, in cotone o lino.

Un gesto molto diffuso tra i marocchini è salutarsi dandosi sempre la mano, sia che si tratti di uomini o di donne. Le formule di saluto sono in genere molto lunghe e non così semplici da ricordare. Cercate almeno di imparare il saluto più usato che è salam alekum, a cui si risponde con alekum salam. Sarà sicuramente molto apprezzato.

Se viaggiate in coppia consiglio di evitare eccessive smancerie in pubblico. In Marocco in genere uomini e donne non si tengono neanche per mano. Capita infatti di vedere solo uomini passeggiare mano nella mano. Non si tratta di gay ma solo di amici.

Una parte importante nella vita sociale del Marocco riguarda l’ospitalità. L’ospite è sempre una persona a cui viene dedicato il massimo riguardo, chiunque esso sia.

Gli viene quindi sempre offerto qualcosa da bere o da mangiare. Spesso una famiglia si toglie addirittura il cibo da bocca pur di offrirlo al proprio ospite.

Capita spesso di essere invitati a casa di qualcuno o a mangiare ed è buona educazione accettare. È pur sempre un’ottima occasione per entrare a contatto con la cultura locale.

Se entrate a casa di un marocchino, berbero o arabo che sia, noterete che le donne stanno con le donne e gli uomini con gli uomini, in posti separati.

È quindi probabile che anche voi verrete diretti nella stanza della casa dove incontrerete altre persone del vostro stesso sesso.

In genere, a casa ci si siede per terra o su cuscini sui tappeti. Prima di salire sul tappeto abbiate sempre l’accortezza di togliervi le scarpe, come fanno loro, per non rovinare il tappeto. Anche questa è un’usanza del Marocco.

Per quanto riguarda il cibo, i berberi mangiano direttamente con le mani, con l’ausilio del pane, non usano le posate, ed è un bel gesto provare a fare altrettanto se mangiate in loro compagnia.

Ricordate sempre di usare la mano destra per mangiare, che è quella preposta ai gesti puri, come vuole la religione musulmana, e non quella sinistra che è invece preposta a tutte le attività cosiddette impure.

Non è poi molto educato soffiarsi o pulirsi il naso durante i pasti in presenza di altre persone, così come soffiare sul cibo anche se è caldo per raffreddarlo.

Spesso per strada verrete fermati da persone che vogliono vendervi qualcosa, basterà rispondere con un gentile “no, merci” e vi lasceranno stare.

Anche i bambini molto sovente si avvicinano per chiedere soldi o caramelle (bonbon come le chiamano loro). Non date mai loro soldi, gli insegnereste solo a chiedere sempre la carità. Magari portatevi dietro delle biro o delle matite colorate. Sicuramente sono più utili e non fanno alcun danno.

Ovviamente i marocchini sono ormai abituati ai turisti e alle loro diverse abitudini, ma se metterete in pratica queste semplici indicazioni dimostrerete di essere dei viaggiatori rispettosi della cultura locale.

E questo è indubbiamente il miglior modo per viaggiare in tutto il mondo e conoscere nuove culture!

 

Clima e Temperature in Marocco

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Dune del deserto

Il Marocco gode di un clima temperato mediterraneo a nord e lungo la costa, con estati calde ed inverni miti. Il clima è molto vario a causa della differente natura geologica.

Nelle regioni costiere il clima è generalmente mite, ma soprattutto in quelle del nord, a seconda delle stagioni ci si può aspettare anche freddo e pioggia.

Nelle regioni centrali, montuose, le estati sono gradevoli, gli inverni freddi con neve sulle cime alte. Ricordiamo che la catena dell’Atlante attraversa tutto il Marocco centrale e presenta anche rilievi con picchi che superano i 4000 m di altezza.

D’inverno la neve spesso blocca i passi montani.

Ci sono poi piogge consistenti a Nord durante l’inverno, in autunno ed inizio primavera, che toccano anche in parte il Sud del Paese.

La costa atlantica invece, è quasi sempre battuta da forti venti per lo più freddi, quindi, soprattutto d’inverno è bene avere sempre con sé una giacca a vento per ripararsi.

All’interno e a sud del paese, la vicinanza del Sahara rende il clima più secco, con piogge molto scarse e notevole escursione termica, dovuta all’ambiente arido, che determina un abbassamento della temperatura durante le ore notturne (possono anche scendere sotto zero).

Di giorno infatti, grazie ai raggi del sole le temperature si alzano, ma il terreno arido del deserto non riesce a trattenere questo calore, ecco perché si verifica un brusco calo delle temperature notturne, quando il calore si dissolve rapidamente.

È molto comune l’idea che nel deserto faccia sempre caldo. In realtà d’inverno le temperature scendono e anche di parecchio. È bene quindi informarsi per tempo, onde evitare spiacevoli sorprese.

Le estati al sud sono torride, ma con clima secco.

Durante l’estate il clima di Marrakech e del sud del Marocco può diventare soffocante e superare facilmente i 40°C, soprattutto quando dal Sahara soffia il vento, conosciuto come scirocco o chergui, l’orientale. Questo vento soffia per tutto l’anno, ma soprattutto in primavera. In inverno è freddo, mentre in estate è molto caldo.

Nel deserto in estate si arriva anche a 50°C durante il giorno.

È quindi sconsigliato muoversi nel deserto nelle ore diurne assolate. Nemmeno la gente del posto osa inoltrarsi di giorno e inizia a uscire di casa nel tardo pomeriggio, quando il caldo è diminuito.

I migliori periodi dell’anno per visitare il Marocco sono quindi la primavera (marzo, aprile e maggio) e l’autunno (settembre e ottobre). Le temperature sono molto gradevoli, ma non troppo calde di giorno, né troppo fredde di notte, soprattutto se si vuole visitare il deserto.

I Berberi

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Bandiera Amazigh

I berberi sono gli abitanti originari del Nordafrica e popolano questo territorio fin dall’antichità.

La parola “berberi” proviene da “barbari” ed è stata coniata dai popoli invasori.

Il nome invece con cui loro stessi preferiscono chiamarsi è quello di Imazighen (al singolare: Amazigh), che significa “uomini liberi”.

Per molto tempo il Nordafrica è stato denominato dagli europei Barberia, ossia il “Paese dei Berberi”. Nel mondo arabo-islamico, invece si usava soprattutto l’espressione Maghreb (ossia “Occidente”).

Recentemente i berberi hanno creato, a partire dal loro nome, amazigh, l’espressione Tamazgha che si riferisce al complesso di tutti i paesi dove è parlata la lingua tamazight.

La storia del Nordafrica è una storia di invasioni di popoli stranieri.

Ricordiamo la colonizzazione fenicia e greca, la conquista romana (I secolo a.C.), poi quella vandalica (V secolo d.C.), quindi la conquista bizantina (VI secolo), presto seguita dalle ondate di invasioni arabe, a loro volta seguite dall’arrivo dei Turchi (XVI secolo) e dalla colonizzazione europea.

I berberi diedero parecchio filo da torcere agli invasori e riuscirono talvolta a resistere con capi valorosi, ma finirono per cedere agli invasori le terre più fertili ritirandosi per lo più sui monti e nei deserti che rimangono ancora il loro habitat prediletto e che conoscono meglio di chiunque altro.

Molti berberi acquisirono le lingue degli invasori e diedero un loro apporto originale alle culture e alle religioni di questi ultimi.

Anche i Tuareg, gli “uomini blu” del Sahara, sono berberi e conservano molte antiche tradizioni tra cui l’originale scrittura tifinagh, erede dell’alfabeto numidico dell’antichità.

La maggior parte della popolazione in Marocco, Tunisia e Algeria è di origine berbera. Ma i berberi si trovano anche in Egitto, Mauritania e Libia, come pure in alcuni stati dell’Africa occidentale, soprattutto nel Mali (Tuareg) e nel Niger.

Le popolazioni berbere nella loro lunga storia non hanno mai effettuato guerre di conquista ma solo subito e spesso contrastato aspramente ed efficacemente dominazioni altrui.

Oggi dopo l’islamizzazione, si ritrovano quasi stranieri nella loro stessa terra.

I governi dei paesi del Nordafrica, infatti, amano descriversi come arabi e ignorano quasi del tutto la lingua e la cultura nordafricana, tanto che la lingua berbera non è riconosciuta nella costituzione di quasi nessun paese del Maghreb.

In Marocco i berberi sono suddivisi in tre differenti gruppi distinti, che parlano anche dialetti diversi: nel nord, sulle montagne del Rif e dintorni, si parla un dialetto chiamato riffiano; nella zona del medio e alto Atlante e nel sud del Marocco si parla invece un dialetto definito amazigh, mentre nella zona sud-occidentale del Marocco si parla un dialetto berbero definito tashelhit.

Chi ha avuto la fortuna di entrare a contatto con la cultura berbera si è sicuramente reso conto della fierezza ed indipendenza di questo popolo.

Nonostante le innumerevoli invasioni infatti, i berberi hanno saputo mantenere intatte le loro tradizioni e la loro lingua pur essendo comunque un popolo molto ospitale e disponibile.

Auguro a chiunque di avere la possibilità di entrare a contatto con questo meraviglioso popolo e le sue antiche tradizioni. Avrete veramente l’impressione che il tempo si sia fermato…