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Cosa fare a dicembre in Marocco

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Farsi coccolare dai raggi del sole anche a dicembre? In Marocco, soprattutto al Sud, è possibile!
Questo mese è infatti davvero propizio per tutti coloro che vogliono scoprire le parti più inesplorate e selvagge del Marocco.

Il profondo Sud, in particolare, con le grandi dune dell’Erg Chigaga e le bellissime oasi di Tata e Akka vi stupiranno.

Camel Trek nel deserto

La prima è un’oasi fuori dai sentieri battuti con un’architettura tipica fatta di case di argilla e la seconda base ideale per andare alla scoperta della zona. Akka si trova infatti vicino al confine algerino e custodisce un’antica Kasbah e un’enorme fortezza, l’Agadir Azro, che rendono questa oasi meravigliosa.

Così come non potrete resistere a Tan Tan, il punto a Sud sull’Oceano, davanti alle Canarie, dove le dune del deserto incontrano il mare. Imperdibile il tramonto del sole che supera le dune e si getta a capofitto nell’oceano.

quando il Sahara incontra l'Oceano

Se cercate un po’ di relax dirigetevi verso la Costa Atlantica con le sue meravigliose spiagge e falesie dove è possibile surfare tutto l’anno.
Noi vi consigliamo assolutamente di visiteremo la bella spiaggia di Legzira, famosa per i suoi immensi archi che si gettano nell’Oceano oppure, se siete amanti del surf, non potete perdervi Mirleft.

E, infine, Natale e Capodanno: ovunque voi siate in Marocco durante questo periodo, non perdetevi per nulla al mondo una notte nel deserto tra tamburi berberi e milioni di stelle che accoglieranno con voi l’avvento di un nuovo anno. Svegliarsi proprio qui, in un accampamento tendato con il sole che sorge tra le dune è un’esperienza che non potrete mai più dimenticare per tutto il resto della nuova vita.

Sarà proprio quel sole ad illuminare il vostro cammino e i vostri futuri passi e viaggi alla scoperta del mondo.

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Cosa visitare in Marocco a novembre

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Il rumore del proprio respiro e dei passi dei dromedari, migliaia di stelle nel cielo la notte e la consapevolezza di essere parte dell’universo. Se avete sempre sognato di passare una giornata nel deserto, novembre è il mese giusto per voi!

Il Sud del Marocco è infatti caratterizzato da un clima desertico o semi-tropicale e le temperature in estate possono raggiungere quote veramente elevate.  Per questo i mesi invernali sono i più adatti per godersi un meraviglioso soggiorno tra le dune e fino a metà novembre le temperature sono ancora piacevoli.

Si arriva al Sahara attraverso le montagne dell’Alto Atlante che, tra un susseguirsi di ksar e kasbah berberi, valli di rose, mandorli e palmeti cedono il passo alle ampie pianure desertiche.

Merzouga è sicuramente una meta da non perdere: è la porta del deserto, una città che sembra sospesa nel nulla, lontana da tutto e da tutti, immersa in un silenzio sognante.

Da qui partono tutti i camel trek, da qui inizia una delle avventure più meravigliose che potete vivere. Sul dorso dei dromedari si attraversano le alte dune dorate di Er Chebbi e si raggiungono gli accampamenti tendati in stile berbero in cui è possibile passare la notte.
Migliaia di stelle vi attendono per regalarvi la magia di sentirsi un tutt’uno con l’universo e un’alba stupenda vi regalerà l’emozione unica del risveglio, quasi una rinascita.

Se avete un po’ di tempo, godetevi anche i dintorni di Merzouga e visitate l’Erg: la zona dove si trovano i fossili naturali del deserto, il villaggio di Tissrdmin dove sono stati girati molti film e il deserto nero con le sue pietre vulcaniche. Sempre nei dintorni, una meta da non perdere è il villaggio di Khamlia, famoso per i suoi abitanti provenienti dall’Africa Nera e per la loro musica Ignowa.

Unico accorgimento: portate con voi vestiti pesanti perché a novembre di notte le temperature sono piuttosto basse.

I NOSTRI TOUR

Due sono i tour che, a novembre, possono farvi vivere un’esperienza favolosa come quella che vi abbiamo appena descritto. Sono tour di 10 giorni che abbiamo organizzato e collaudato da tempo e che vi faranno scoprire tutta la magia del Marocco del Sud.

Il primo è il tour Marrakech, Deserto e Grande Sud in 10 giorni che ripercorre proprio i luoghi e i paesaggi che vi abbiamo appena descritto.

Il secondo tour è Deserto, Costa Atlantica e Profondo Sud in 10 giorni che vi accompagnerà in un altro deserto, l’Erg Chigaga, regione all’estremo sud del paese, ai confini con l’Algeria ancora poco frequentata dove si può godere delle dune in (quasi) totale solitudine.

Potete trovare tutte le informazioni su questi tour qui—> https://www.tourinmarocco.com/viaggi-sud-marocco-e-sahara/ ma, come sempre, siamo a vostra totale disposizione per un tpur su misura e personalizzato. Vi aspettiamo!

Perchè visitare Chefchaouen

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berbera-strade-citta-marocchina

Se il blu è il vostro colore preferito, la adorerete. Ma anche se amate scoprire piccoli paradisi ancora poco esplorati e immergervi nel fascino dell’atmosfera di altri tempi. Così come se amate i gatti, la buona cucina, l’artigianato, il trekking, la natura, la montagna ecc. ecc.

Chefchaouen è una destinazione non ancora molto conosciuta in Marocco, ma sono davvero tanti i motivi per cui affascina i viaggiatori di tutto il mondo. Possiede infatti uno charme unico per passare momenti magici nel cuore delle montagne del Nord del Marocco.

A partire dagli anni ’30 i muri della sua medina sono stati dipinti di blu. Anzi, di tutte le tonalità di blu che possiamo immaginarci: dall’azzurro al blu elettrico, dal cobalto al blu confetto. Una coreografia di tinte che ricorda il cielo o l’oceano e che avvolge il viaggiatore sin dai suoi primi passi.

E’ possibile visitarla in una giornata ma, per scoprirne davvero l’anima, sarebbe necessario avere a disposizione un po’ più di tempo. Il suo artigianato è, per esempio, davvero ricco e presenta caratteristiche uniche in tutto il Marocco e la cucina è stata inserita tra i patrimoni immateriali dell’Unesco.

Noi la adoriamo ma, ne siamo certi, vi innamorerete anche voi di questa piccola città blu.

Le Città Imperiali: Meknes

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meknesMuramedina

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta delle città imperiali del Marocco. Questa volta parliamo di Meknes, la più piccola delle quattro città imperiali del Marocco, ma non per questo meno bella e affascinante.  Si tratta, infatti, della città meno turistica delle capitali imperiali e, di conseguenza, la più facile da girare.

Oggi Meknes è un importante centro agricolo della regione, ma un tempo la città era destinata ad entrare nella storia perché avrebbe dovuto ospitare il più grande Palazzo reale del paese. Meknes è stata infatti la capitale del Marocco sotto il regno di Moulay Ismail (1672–1727) e, sebbene i suoi sogni non si siano avverati e, quindi, il palazzo più grande non poté essere costruito, egli lasciò comunque la sua impronta sulla città. Costruì infatti numerosi edifici, giardini, porte monumentali, moschee (da qui il soprannome di “Città dai cento minareti”) e le lunghe mura di 40 km. Il Sultano Moulay Ismaïl trasformò questo insediamento militare in una città imperiale e spostò qui la capitale del suo regno, che durò per oltre cinquanta anni.

Il giorno in cui la principessa francese dell’epoca si rifiutò di sposarlo, Moulay Ismail decise di costruire un palazzo che doveva essere più grande e maestoso di quello di Versailles . Oltre 50.000 schiavi neri furono obbligati a lavorare per la costruzione di questo palazzo e molti di loro perirono per le condizioni di lavoro estreme. Sebbene il Sultano sia stato uno dei peggiori tiranni del suo paese, è però tuttora riverito nel suo mausoleo.

Palazzo Reale MeknesIl figlio, Moulay Abdallah e il nipote, Sidi Mohamed ben Abdallah, completarono la costruzione della città Imperiale, sfortunatamente però nel 1755, un terremoto distrusse parte della città e, nel 19° secolo, Meknes smise di essere una città imperiale e finì nel dimenticatoio.

Nel 20° secolo Meknes recuperò parte del suo ruolo precedente come centro commerciale del paese. Oggigiorno, con oltre mezzo milione di abitanti, Meknes è la quinta città del Marocco.

La città di Meknes, come la maggior parte delle città nordafricane, è suddivisa in due parti: la città vecchia (la medina) e la città nuova. Nella città nuova (chiamata in francese Ville Nouvelle) si trovano le stazioni degli autobus e dei treni, così come la maggior parte degli hotel. Nella Medina si trovano invece quasi tutti i monumenti.

A Meknes ci sono tre zone degne di nota: le pietre miliari di Moulay Ismail; i souq e i vicoli della Medina e il quartiere ebraico (la Mellah). Sicuramente uno dei posti più interessanti della medina è la sua piazza principale, El-Hdim. Questa piazza è simile a quella di Marrakech, ma più piccola e tranquilla. Qui sembra di trovarsi in un circo all’aperto. La piazza, infatti, è sempre affollata da musicisti locali, cantastorie, guaritori tradizionali e incantatori di serpenti. Diversamente da altre città del Marocco, gli artisti qui si esibiscono per la gente del posto, non per i turisti.

Grazie alla sua combinazione armonica di elementi di origine islamica ed europea nella sua struttura e progettazione, la Medina di Meknes è parte del Patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1996. Al suo interno  si può trovare una delle più belle scuole coraniche di tutto il Marocco, la Medersa Bou Inania. Fu costruita nel 14° secolo e, al secondo piano, è possibile visitarne le celle degli studenti.

Sebbene più piccola delle sue controparti a Marrakech e Fez, la vecchia medina di Meknes, dove si trovano i souq, è un gioiello da scoprire. Troverete una scelta minore di souvenir, ma sicuramente a prezzi più vantaggiosi e avrete a che fare con negozianti più gentili e meno insistenti rispetto a Marrakech e Fes.

MausoleoMeknes

Un altro interessante monumento da visitare a Meknes è il mausoleo di Moulay Ismail del 18° secolo. I turisti possono solo visitare una stanza, mentre le tombe reali possono essere visitate solo dai musulmani.

Anche i Granai reali sono degni di nota e di una visita. Le enormi stanze in cui un tempo veniva conservato il grano, danno infatti un’idea delle dimensioni di questa città Imperiale. Accanto ai granai si trovano le scuderie e un lago di 4 ettari utilizzato per annaffiare i giardini della città. Le scuderie reali potevano ospitare fino a 12.000 cavalli.

Molto belle da vedere sono anche le porte monumentali di Meknes con i loro splendidi intagli e mosaici, che danno accesso alla medina: Bab Berdain, la porta dei tappezzieri del 17° secolo; Bab Tizim; Bab el Khemis, Bab er Rih, e la più famosa Bab El Mansour, del 18° secolo, dove si tenevano le udienze della corte e dove venivano appese le teste delle persone giustiziate.

Vale sicuramente la pena anche visitare i dintorni di Meknes con Volubilis, uno dei siti romani più grandi del Marocco e patrimonio dell’Unesco. Qui si può vedere l’arco di trionfo, il capitello, il foro e alcuni pavimenti con bei mosaici.

Per concludere, Meknes è una città più sicura e tranquilla delle altre città imperiali, dove i turisti possono camminare liberamente, senza essere assaliti continuamente dai vari venditori o false guide. Non dimenticate comunque che si tratta pur sempre di una città ed è quindi essenziale fare sempre attenzione. Dopo di che lasciatevi trasportare da questa città senza tempo e dalla sua medina bianca, che vi incanterà per la sua bellezza e semplicità.

Volubilis

Le città Imperiali: Fez

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FezMedina

Proseguiamo nel nostro viaggio alla scoperta delle città imperiali del Marocco. Questa volta parliamo di Fez, la seconda città più grande e allo stesso tempo la più antica di questo paese.

Fez venne fondata nel IX secolo, poco dopo che gli arabi ebbero invaso il Nord Africa e la Spagna e ben presto diventò il centro religioso e culturale del paese.

La sua medina è un sito dell’UNESCO e, con i suoi 12 km di estensione, è considerata l’area urbana chiusa al traffico più grande esistente al mondo. La madrasa o scuola coranica Al-Quarawiyyin, fondata nell’859 BC, è la più vecchia madrasa ancora funzionante al mondo, laddove la moschea Kairouine è stata per lungo tempo la più grande del Marocco, fino alla costruzione della famosa moschea di Hassan II a Casablanca, qualche decina di anni or sono. Insomma, una città ricca di attrattive.

MadrasaFes

Sicuramente però la miglior cosa che vi consiglio di fare a Fez è visitare la sua medina, ricca di scuole coraniche, dal loro fascino antico e finemente cesellate, dove sembra di tornare indietro nel tempo, ai racconti di Mille e una notte di una qualsiasi città araba. Qui, infatti, tutto sembra essere rimasto invariato ai tempi del Medioevo.

All’interno di questa immensa medina, gli artigiani lavorano ancora a mano il ferro, il legno e le pelli. Qui si vedono e si sentono così tanti colori, suoni e odori da riuscire a confondere chiunque vi entri, percorra il dedalo di centinaia di viuzze senza nome e si permetta il lusso di perdersi e rivivere sensazioni ormai passate e sepolte altrove, ma non qui nella medina di Fez.

La leggenda narra che il nome della città, che in arabo significa ascia, derivi da un’ascia d’oro che sarebbe stata rinvenuta sotto terra durante gli scavi per la costruzione della città. La città ha poi prestato il suo nome al tipico copricapo musulmano cilindrico, che si chiama infatti Fez.

Delle quattro città imperiali, sicuramente Fez, con la sua medina immutata nel tempo, è la più particolare. Il suo colore simbolo è il blu, per la ceramica tipica di questo colore che viene ancor oggi prodotta qui.

CeramicaFez

A Fez, infatti, l’artigianato è ancora molto fiorente e rinomato. All’interno della medina, suddivisa in base ai vari mestieri, è possibile trovare il quartiere dei maniscalchi, che lavorano e battono a mano il ferro, il quartiere dei ceramisti che producono vasi e vasellame vario a mano, nonché splendidi mosaici con cui adornano ogni genere di mobile o muro.

C’è poi il famoso quartiere dei conciatori di pelle, dove è d’obbligo coprirsi il naso con un rametto di menta, per non rischiare di svenire dalla puzza e dove è possibile osservare i conciatori a mollo in acque putride dai tanti colori con i calzoni tirati su fino al ginocchio, in qualsiasi periodo dell’anno. Il mio pensiero ricorrente quando li vedo è che queste persone non possono sopravvivere a lungo in queste condizioni di lavoro!!

ConciatoriFes

Senza contare poi gli innumerevoli negozi che vendono di tutto: carne di qualsiasi animale, generi alimentari di ogni tipo, vestiti, gioielli, tappeti e addobbi per i matrimoni in grande stile (tipo troni argentati in stile Bollywood!!). L’importante  anche qui, come a Marrakech, è che se volete acquistare qualcosa è sempre bene trattare il prezzo e farvi fregare il meno possibile!!

Per il resto, se vi capita di perdervi nella medina di Fez, uscite alla prima porta della medina che trovate, così finalmente capirete dove siete finiti… Non c’è niente di più suggestivo che perdersi nella medina di Fez!

Un’altra bella esperienza da vivere a Fez, come a Marrakech, è dormire in uno degli innumerevoli riad, presenti all’interno della medina. Alcuni sono veramente antichi e sono stati restaurati per offrire ai turisti l’idea di com’era una volta vivere in una città araba.

Insomma Fez è veramente una città che vi permette di fare un tuffo nel passato, a poche ore di volo dall’Italia, cosa aspettate?

Fes_Bab_BouJeloud

Le città Imperiali: Marrakech, la città rossa

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Iniziamo con questo articolo una rassegna delle quattro città imperiali del Marocco: Marrakech, Fes, Meknes e Rabat. Per chi non lo sapesse Casablanca, non è una città imperiale!

A differenza di quanto un turista potrebbe aspettarsi, le città imperiali non hanno così tanti monumenti e palazzi da visitare come una capitale europea, sono più che altro città da vivere. I monumenti e le attrazioni di queste città infatti si riescono facilmente a visitare in una giornata! Sono definite città imperiali perché sono state a turno capitali del Regno del Marocco.

Partiamo con Marrakech, la città imperiale più nota e più importante nella storia del Marocco, ai piedi delle montagne dell’Atlante.

Abitata dai berberi fin dal Neolitico, la città è stata fondata nel 1062 ed è stata guidata dalla dinastia degli Almoravidi che costruirono anche numerose moschee (compresa quella più famosa della Koutoubia) e madrase (scuole coraniche) durante il XII secolo, sotto l’influenza Andalusa.

La città è chiamata “Città Rossa o Ocra” per le mura rossa che la circondano e per vari edifici di questo colore costruiti nello stesso periodo utilizzando pietre e sabbia rosse.

Marrakech crebbe velocemente e fu per lungo tempo il centro culturale, religioso e commerciale del Marocco e dell’Africa sub-sahariana; la sua famosa piazza Djemaa El Fna è ancor oggi la piazza più affollata dell’Africa. Dopo un periodo di declino, in cui fu sorpassata da Fes, all’inizio del XVI secolo, Marrakech divenne nuovamente la capitale del Regno e ristabilì la sua gloria specialmente duranti i regni di abbienti sultani Saiidiani che abbellirono la città con palazzi sontuosi e restaurarono numerosi monumenti.

Nel 1912 con l’arrivo del protettorato francese in Marocco, Marrakech fu guidata dal famoso Pasha T’hami El Glaoui, noto come “il signore dell’Atlante”. Nel 2009, Fatima Zahra Mansouri è diventata la seconda donna nella storia del Marocco ad essere eletta sindaco di una città.

Come molte città del Marocco, Marrakech comprende sia una parte antica, fortificata (la medina) che una parte moderna, la più importante delle quali si chiama Gueliz. Oggi Marrakech è uno dei principali centri economici e meta turistica dell’Africa. Marrakech ha il mercato berbero (souk) tradizionale più grande del Marocco, con circa 18 souk dove si vende di tutto, dai tradizionali tappeti berberi a moderni apparecchi elettronici. Qui è possibile trovare tutto l’artigianato marocchino.

Le attrazioni più piacevoli da visitare a Marrakech, oltre al suo souk dove è possibile girare per diversi giorni, sono le seguenti:

Il palazzo di Bahia, attorniato da numerosi giardini. Fu costruito alla fine del XIX secolo dal Grand Visir di Marrakech che visse qui con le sue quattro mogli, 24 concubine e innumerevoli figli (hai capito il Grand Visir!!). Con un nome che significa “splendore” il palazzo era destinato ad essere il più grande del suo tempo ed è stato progettato per catturare l’essenza dello stile islamico e marocchino.

La moschea della Koutoubia, che è la più grande moschea della città ed è situata nel quartiere sud ovest della medina, accanto alla piazza. Il minareto, con i suoi 77 metri di altezza e la moschea sono costruiti con pietre rosse in stile tradizionale.

Le Tombe Saadiane, costruite nel XVI secolo come mausoleo per sotterrare numerosi sovrani Saadiani. Il mausoleo comprende i corpi di circa sessanta membri della dinastia Saadiana proveniente dalla valle del Draa. L’edificio è composto da tre stanze di cui quella più nota è la stanza con le sette colonne. Dal punto di vista architettonico rappresenta l’architettura islamica. Esternamente all’edificio troviamo un giardino e le tombe di soldati e domestici.

La madrasa Ben Youssef, situata nella zona nord della medina, che era una scuola coranica ed è la più grande Madrasa di tutto il Marocco e una delle scuole teologiche superiori più grandi del Nord Africa. Si ritiene che possa aver ospitato fino a 900 studenti. Il cortile in legno di cedro e marmo presenta ricchissimi intagli che rappresentano scritte del corano.

Ci sono inoltre diversi giardini degni di nota come quelli della Menara e Majorelle e musei della cultura del Marocco.

Ma sicuramente l’attrazione maggiore di Marrakech è la sua famosa piazza Djemaa el Fna, dal 1985 parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Il nome significa “Piazza dei morti” o “Convegno dei defunti”. La piazza veniva infatti storicamente usata per esecuzioni pubbliche e decapitazioni.

Oggi in questa piazza potete trovare di tutto: incantatori di serpenti, cammelli, scimmie, danzatori, musicisti e cantastorie. La sera poi si illumina a festa con tantissime bancarelle dove è possibile mangiare di tutto di più, cucinato sul momento. È stata descritta come “un’icona urbana metaforica, un ponte tra il passato e il presente, il luogo in cui la tradizione marocchina spettacolarizzata incontra la modernità”.

Per quanto riguarda dove dormire a Marrakech vi consigliamo sicuramente i riad, tipici hotel in stile arabo con il cortile interno (il riad appunto) e le stanze che lo circondano. Vi sembrerà di stare in un palazzo dei racconti di Mille e una notte. Qui a Marrakech ne potete trovare tanti dentro la medina e da lì muovervi a piedi alla scoperta di questa incredibile città!

Questa città è infatti più che altro da vivere e da sentire, con i suoi colori, rumori e odori. Vi consiglio quindi di provare a perdervi nella sua medina e lasciarvi trasportare dall’istinto e dalla curiosità. La cosa peggiore che possa infatti succedervi a Marrakech è  trovare venditori troppo insistenti!!

Marrakech è una città dalle mille sfaccettature, che può diventare troppo per coloro che amano la tranquillità e dove è invece possibile trovare tutto per coloro che amano forti emozioni!!

Cosa aspettate quindi a venire a visitare Marrakech?

I tappeti berberi: storie di vita intrecciate con i fili

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L’origine dei tappeti berberi risale al periodo paleolitico da parte di tribù berbere del nord Africa. I tappeti così creati prendevano il nome dalla tribù di appartenenza.

I tappeti berberi fatti a mano sono tutt’oggi un’industria fiorente in molte zone rurali del Marocco e di altri paesi nordafricani. Molte famiglie berbere si guadagnano infatti da vivere producendo manualmente tappeti e vendendoli in mercati locali o a mercanti d’arte e turisti.

Oggi giorno i tappeti berberi vengono prodotti con diversi materiali: nylon naturale, olefina e lana sono i più comuni e le dimensioni dei telai variano da un produttore all’altro. L’olefina è il materiale più usato e più economico e spesso i tappeti sono creati con filati misti, composti da diversi materiali.

I tappeti berberi sono molto resistenti e spesso si trovano in uffici, scuole e zone di grande passaggio. Sono anche antimacchia e sono più economici dei tappeti orientali più spessi. Lo svantaggio è che può essere difficile pulirli se lo sporco penetra nelle fibre.

I tappeti berberi in origine e spesso ancora oggi, sono però creati per uso personale, soprattutto da famiglie nomadi o seminomadi da usare come coperte, come fondo per le tende o nelle case o per dormirci sopra come un materasso. Le tecniche di tessitura sono sempre state tramandate da una generazione all’altra, rendendo così la produzione di tappeti una tradizione antichissima.

Ciò che unisce i tappeti marocchini è un spirito creativo e arcaico e un linguaggio di simboli e motivi rurali. La manifattura poi cambia a seconda della zona di produzione e d’uso. Per esempio, i tappeti prodotti nelle zone di montagna sono più spessi e più caldi, per proteggere anche dal freddo, laddove i tappeti prodotti nelle zone desertiche del sud del Marocco, più miti sono più sottili e più radi.

Ogni tappeto è unico e porta i disegni delle esperienze e della vita personale della donna che lo ha tessuto. Di conseguenza, taluni tappeti possono essere molto semplici, mentre altri possono essere ricchi di motivi complessi. Anche le irregolarità, essendo prodotti fatti a mano, sono comuni e spesso create appositamente.

I colori e i simboli contraddistinguono i tappeti marocchini autentici. Talune tribù prediligono determinati colori e simboli.

Il linguaggio della tessitura berbera è tra i più complessi del mondo tessile. Spesso quando una donna tesse un tappeto questo funge anche da mezzo di comunicazione per le persone che le sono vicine. I disegni contengono infatti pensieri, idee, speranze e paure importanti. Spesso i simboli si riferiscono all’ambiente naturale, alla fertilità, alla nascita, alla femminilità, alla vita rurale, così come alla spiritualità e alle credenze. Molte tessitrici credevano infatti che i tappeti avessero il potere di tenere lontano il male.

Dato che solo nell’ultimo secolo si è venuti a conoscenza di questa arte in Marocco, i tappeti berberi non hanno subito influenze dall’esterno, a differenza dei tappeti orientali. Ecco perché nei tappeti berberi è possibile trovare ancora simboli e disegni che si rifanno ad antiche tradizioni rurali, un tesoro prezioso che sicuramente bisogna preservare e conservare il più a lungo possibile!

Se volete quindi portare nella vostra casa un pezzo di questa cultura berbera millenaria, non c’è niente di meglio di un bel tappeto berbero. Ma ricordatevi sempre di contrattare a lungo al momento dell’acquisto, onde evitare fregature e, se possibile, di acquistarlo in piccoli villaggi, piuttosto che nelle grandi città, dove è più facile trovare tappeti belli e originali!!