Archivi giornalieri: 10 agosto 2017

La Sadaka, il festival Gnawa di Khamlia

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Si è appena conclusa lo scorso 5 agosto la “Sadaka“, una festa oramai conosciuta in tutto il mondo come il Festival di Khamlia, villaggio a pochi kilometri da Merzouga.

Sadaka” è una parola che significa offerta o carità e non è casuale che questo festival venga denominato così. Anche perché è molto più di un festival. Allo stesso modo Khamlia è molto più di un piccolo villaggio ai piedi dell’Erg Chebbi: la sua storia è infatti del tutto particolare.

Conosciuta anche come “città nera” o “villaggio africano”, Khamlia ospita la popolazione “Bambara” (chiamata anche Gnawa), costituita da discendenti di schiavi neri che in passato furono deportati in Marocco dall’Africa Centrale attraverso il deserto del Sahara.

Costretti ad attraversare il deserto con piedi e mani incatenate, gli Gnawa per superare le atroci sofferenze impararono a seguire il ritmo regolare delle catene che ricordava loro il suono degli strumenti musicali. E tramandarono nel tempo quel ritmo che è poi diventato la base della musica Gnawa, ormai conosciuta in tutto il mondo grazie anche al famoso Festival di Essaouira.

Ed è proprio quella musica che ininterrottamente viene suonata per tre giorni e tre notti durante la Sadaka di Khamlia, una musica che ha una forte legame con le tradizioni e la spiritualità di questo popolo. Si suona e si canta in memoria di tutti coloro che hanno perso la vita come schiavi o che hanno dovuto fuggire dalle loro terre. Si suona e si canta per riunire tutti gli Gnawas che abitano gli angoli più remoti del paese .

Ma si suona e si canta anche per ottenere guarigioni dalle malattie, visto che si ritiene che i musicisti Gnawa possono trasmettere il cosidetto “Baraka” (grazia divina) dato da Allah attraverso la sua musica e, quindi, curare le malattie. Durante la festa è comune vedere le persone cadere in una trance frenetica in cui liberano sentimenti ed emozioni bloccati in una catarsi musicale provocata dai vari tipi di liuto, cembali, tamburi e, soprattutto, nacchere metalliche il cui suono ripetitivo e ferroso riproduce quello delle catene trascinate da quei lontani – ma mai così vicini come in questi tre giorni – antenati.