Archivio mensile:marzo 2012

Il Matrimonio Berbero

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Pittura con henné

La cerimonia di un matrimonio berbero è un’occasione veramente particolare, a cui è bello poter assistere almeno una volta nella vita.

In Marocco molti matrimoni sono ancora combinati, ma fino ad un certo punto.

Normalmente, soprattutto al sud, la famiglia dell’uomo, quando quest’ultimo comunica il suo desiderio di volersi sposare, gli propone una ragazza considerata “un buon partito”, che in genere sta a significare che è una persona buona, gentile, paziente e che desidera avere tanti figli.

Le ragazze berbere hanno come principale obiettivo quello di sposarsi e creare una bella famiglia numerosa. Vengono educate fin da piccole a questo scopo e imparano subito ad accudire i bambini e la casa nel migliore dei modi, come si confà ad una brava moglie!

A questo punto si combinano alcuni incontri tra i due, per potersi parlare e capire se possono andare bene insieme e, se entrambi sono poi d’accordo, si fissa una data per il matrimonio. Se uno dei due invece non è d’accordo, all’uomo verrà presentata un’altra ragazza.

Spesso capita che la ragazza abiti lontano dall’uomo. La tradizione vuole, che una volta sposati, la donna vada ad abitare nella casa dell’uomo.

Altre volte invece, l’uomo si invaghisce di una ragazza e comunica poi alla famiglia il suo desiderio di sposarla, esattamente come avviene da noi. L’unica differenza è che prima di sposarsi, uomini e donne non hanno modo di trascorrere molto tempo insieme per conoscersi.

La festa per il matrimonio dura normalmente 3 giorni. Il primo giorno la festa si svolge presso la casa della sposa, dove sono presenti tutti i parenti e gli amici della sposa.

Quest’ultima in genere indossa un abito bianco sgargiante, ed è tutta bella agghindata, pronta a ricevere gli auguri e le benedizioni di parenti e amici.

Lo sposo e i suoi parenti non sono presenti il primo giorno e la sposa viene poi preparata per la festa del secondo giorno. Altre donne le pitturano tutto il corpo con l’henné: veri e propri capolavori dai motivi floreali dipinti sulla sua pelle!

Il secondo giorno la sposa e tutta la famiglia si trasferiscono a casa dello sposo, dove uomini e donne sono divisi in aree diverse della casa. In questo secondo giorno entrambi gli sposi indossano gli abiti tipici della cerimonia berbera, che si tramandano di generazione in generazione.

Si tratta di abiti bianchi, lunghi, adornati con una fascia colorata per lui e pon pon colorati per lei sulla schiena. In più la sposa indossa bellissimi gioielli berberi, tra cui una collana di grosse pietre d’ambra e una specie di cappuccio colorato che le copre l’intero capo, perché non deve essere vista da nessuno, se non alla sera, al termine del secondo giorno, dal neomarito per la prima notte di nozze.

Durante il giorno la festa consiste in momenti in cui si mangiano dolci e altri momenti in cui si fa musica e si balla.

Alla fine del secondo giorno, si svolge quindi la prima notte di nozze degli sposi, dove finalmente l’uomo può togliere il copricapo alla donna e svelarne finalmente il volto e i capelli.

La mattina successiva, come tradizione, per dimostrare che la donna era vergine, viene esposto il lenzuolo della prima notte sporco di sangue, che normalmente è accolto da grida e notevole entusiasmo dai vari parenti ed amici che lo attendono con trepidazione.

Il terzo giorno della festa, a un certo punto, uomini e donne, al ritmo di tamburi e canti, si riuniscono. I due sposi si avvicinano, entrambi con il viso coperto e, lo sposo, per suggellare l’unione, deve sacrificare un montone, sgozzandolo davanti a tutti. Sicuramente la scena più forte di tutta la cerimonia!

Una volta sacrificato l’animale i due sposi si avvicinano e possono finalmente prendersi per mano. A quel punto la festa prosegue con uomini e donne insieme e viene cucinato il montone da mangiare per tutti.

La festa termina alla sera con la cerimonia in cui la sposa si toglie il copricapo davanti a tutti e rimane poi a vivere a casa del neomarito.

Si tratta quindi di una cerimonia lunga e molto sentita, dove, come avrete capito, si osservano ancora tradizioni millenarie, come si confà ad una cultura antica come quella berbera.

E vissero felici e contenti…

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La magia di Ait-Ben-Haddou e delle Kasbah nel Sud Marocco

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Ait Ben-Haddou

Il paesaggio del Marocco del Sud è costellato da stupendi kasbah e ksour, il più famoso dei quali è sicuramente Ait Ben Haddou.

Le kasbah (forti, cittadelle) del sud Marocco (la valle del Dades viene anche chiamata la valle delle mille kasbah) erano le unità famigliari delle classi abbienti e presentavano varie forme e diverse funzioni.

Per la maggior parte, si trattava di case di campagna dove il pianterreno veniva usato per scopi agricoli, mentre i piani superiori fungevano da quartieri di soggiorno in inverno (parte superiore) e in estate (parte inferiore). Le case adiacenti erano invece riservate ai braccianti agricoli.

Le kasbah, tuttavia, potevano anche essere dei palazzi fortezze, simili ai nostri castelli. Oppure la sede del potere locale, come nell’antica regione di Glaua, a Taurirt e a Teluet. In questo caso assumevano le dimensioni di un piccolo villaggio, all’interno delle cui mura si poteva trovare rifugio contro invasori e vivere per diverso tempo. Erano infatti corredate di tutto il necessario per la sopravvivenza, come orti, frutteti, granai e stalle per gli animali.

Ora la maggior parte delle kasbah rimaste sono visitabili, ma al loro interno non troverete un granché. Vale comunque la pena vederle almeno esternamente e visitarne una o due per capire meglio come vivevano un tempo in questa zona.

Per contro, invece, l’unità famigliare in passato era rappresentata dallo ksar (plurale ksour) (roccaforte fortificata), che è principalmente un raggruppamento collettivo. All’interno delle sue mura difensive si trovavano diverse case.

Kasbah

Situato ai piedi delle colline, a sud delle montagne dell’Alto Atlante, nella provincia di Ouarzazate, il sito di Ait-Ben-Haddou è lo ksar più famoso nella valle di Ounila e sicuramento di tutto il Marocco.

Questo Ksar è un incredibile esempio di architettura del Marocco del Sud.

Si tratta di un raggruppamento di insediamenti, principalmente collettivo, all’interno delle cui mura difensive sono riunite diverse case.

Alcune di queste sono modeste, altre somigliano a piccoli castelli urbani con le loro alte torri angolari e le sezioni superiori decorate con motivi in argilla.

Sono presenti anche edifici e aree comunitarie.

Si tratta di un insieme straordinario di edifici che offrono una panoramica completa delle tecniche di costruzione pre-Sahariane e che è stato conservato intatto nel tempo fino a diventare patrimonio dell’UNESCO nel 1987.

Le costruzioni più vecchie sembrano risalire al 17° secolo, sebbene la loro struttura e tecniche fossero diffuse da un periodo ben precedente nelle valli del Sud Marocco.

Il sito era anche uno dei molti punti commerciali sulla via collegava l’antico Sudan a Marrakesh attraverso la Valle del Draa e il passo di montagna di Tizi-n’Telouet.

Le aree comunitarie dello ksar comprendevano una moschea, una piazza pubblica, zone per la trebbiatura del grano, una fortificazione, un caravanserraglio, due cimiteri (musulmano ed ebreo) e il Santuario del Santo Sidi Ali o Amer.

Rispetto ad altri ksour della regione, lo Ksar di Ait-Ben-Haddou ha conservato la sua autenticità architettonica per quanto riguarda la configurazione e i materiali. Lo stile architettonico è ben preservato e le costruzioni a est sono perfettamente adattate alle condizioni climatiche ed in armonia con l’ambiente naturale circostante.

Proprio per la sua ottima conservazione, questo sito è stato spesso usato come set di film cinematografici in costume. Il più famoso è sicuramente “Il Gladiatore”, passando poi per “Lawrence d’Arabia”, “Gesù di Nazareth”, “Un the nel deserto” e molti altri ancora.

Ora lo ksar è abitato prevalentemente da ex-nomadi berberi che si sono fermati a vivere qui.

Se visitate il Marocco vi consiglio vivamente di includere una tappa alla visita di Ait Ben-Haddou, uno dei posti più magici del Marocco, dove sembra veramente che il tempo si sia fermato! Un posto magico…

Ait-Ben-Haddou

La Cucina marocchina e le sue Prelibatezze

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La cucina del Marocco è una delle cucine più buone e apprezzate del mondo.  Non è particolarmente speziata, quindi chiunque può mangiarla senza problemi, e presenta alcuni piatti principali che vale la pena  assaggiare almeno una volta nella vita.

Sicuramente il piatto più diffuso e famoso del Marocco è il Tajine. Si tratta di uno stufato che si può preparare con carni diverse: pollo, capra, manzo, agnello o montone, coperto da una serie di verdure di vario genere: pomodori, patate, peperoni, melanzane e piselli disposte a forma di cono sulla carne. Il tutto adagiato su un letto di cipolle rosse e condito con olio, sale e diverse spezie.

Il nome del piatto, tajine, viene dalla caratteristica pentola in terracotta, smaltata esternamente, con il coperchio a forma di cono, che permette una cottura lenta, con risultati eccellenti.

Un altro piatto tipico marocchino è il cous cous, pietanza a base di grani di semola cotta al vapore. In Marocco viene preparato ancora completamente a mano dalle donne, che impastano la farina e formano poi i granelli del cous cous con le mani. Un lungo lavoro, ma dagli ottimi risultati, in termini di gusto e sapore. In genere il cous cous è accompagnato da carne e verdure stufate.

Questi sono piatti unici.

Come primo troviamo poi la zuppa, chiamata harira, cucinata prevalentemente con legumi e succo di pomodoro e poi speziata con pepe.

Anche il pane è particolare e molto saporito, si tratta di pagnotte simili a focacce, molto morbide, che nel sud del paese le famiglie preparano a mano e vanno ancora a cuocere al forno del villaggio. Spesso il pane viene servito anche solo accompagnato da olio di oliva in cui intingerlo!

Ci sono poi pesci tipo sardine, cucinati come spiedini oppure le cosiddette brochette, spiedini di carne cucinati sul fuoco o la brace.

Senza contare le innumerevoli insalate. La frutta e la verdura del Marocco, infatti è varia e, soprattutto, molto saporita, in quanto viene ancora coltivata senza l’uso di sostanze chimiche. Lo stesso dicasi per la carne. Qui gli animali vengono ancora allevati portandoli a pascolare e mangiano erba e fieno, invece di tanti mangimi strani.

Buonissima poi anche la frutta secca, in particolare i datteri, che qui sono proprio di casa. Vengono raccolti nel sud ad ottobre e venduti tutto l’anno, una vera e propria delizia.

Immancabile poi nella cucina marocchina, per accompagnare ogni pasto e ogni visita è il famoso the, la bevanda nazionale.

Si tratta di the verde cinese che i marocchini preparano con una determinata teiera, zuccherano abbondantemente e a cui spesso, soprattutto in estate, per rinfrescarsi, aggiungono foglie di menta.

C’è poi tutto un rituale per servire il the, una particolarità da non perdere se si visita il Marocco.

Per finire i dolci e la pasticceria del Marocco. C’è tutta una serie di biscotti e pasticcini secchi preparati con miele, zucchero glassato, mandorle, datteri e pistacchi. Sono molto dolci e molto buoni!

Ecco questo è il menu della cucina marocchina, pochi piatti essenziali, come la vita in Marocco, ma squisiti!! Provare per credere…