Archivio mensile:gennaio 2012

Dromedari nel Deserto in Marocco e Camel Trek

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Dromedari sulle dune di sabbia

Dromedari sulle dune di sabbia

Gli animali chiamati cammelli in Marocco sono in realtà dei dromedari, in quanto hanno solo una gobba, mentre i cammelli ne hanno due.

Appartengono, tuttavia, alla famiglia dei camelidi ed il loro nome in latino è Camelus dromedaries.

I dromedari sono animali molto docili e gentili, dotati di estreme intelligenza e pazienza.

La maggior parte di quelli che si incontrano in giro a pascolare sono quasi sempre di proprietà. Spesso non sono totalmente addomesticati, ma seguono comunque i loro proprietari nomadi da un pascolo all’altro con molta docilità.

Questi animali sono nativi delle aree settentrionali dell’Africa, ma si ritiene che i primi esemplari provenissero dalla penisola arabica.

In Marocco i cammelli sono di colore marrone scuro e presentano una folta pelliccia in inverno che scompare poi con i mesi caldi.

Presentano inoltre lunghe ciglia, orecchie molto pelose e narici chiudibili che li proteggono dalla sabbia. In media vivono dai 30 ai 40 anni.

I marocchini nutrono un profondo rispetto nei confronti dei dromedari per la loro capacità di resistere e sopravvivere nel deserto con pochissimo cibo e acqua. Sono infatti in grado di resistere al caldo torrido delle aree desertiche aumentando il loro calore corporeo (fino a 6 – 8 gradi) prima di sudare e producendo poca urina e feci secche. In questo modo possono sopravvivere senza bere anche fino a 17 giorni.

Quando bevono poi, possono arrivare ad introdurre fino a 130 litri d’acqua in una volta.

I dromedari non vengono mai allevati per scopi alimentari, ma una volta morti, quasi tutte le parti del dromedario vengono riutilizzate.

Solo i maschi vengono utilizzati per il lavoro; le femmine vengono allevate e lasciate tranquille, in modo che si possano dedicare esclusivamente alla maternità e alla cura dei cuccioli.

I piccoli di cammello sono in grado camminare fin dal loro primo giorno di vita e in genere l’allattamento e le cure materne durano fino a 1 o 2 anni di età.

I maschi adulti possono raggiungere un’altezza di 1,80- 2 metri, mentre le femmine 1,70-1,90 metri. I maschi normalmente pesano dai 400 ai 600 kg, mentre le femmine sono circa il 10% più leggere.

Durante i periodi di accoppiamento i maschi si minacciano a vicenda producendo suoni bassi da una piega all’interno della bocca e sollevando e abbassando diverse volte il collo. Durante il confronto tentano di mettere a terra il loro avversario mordendolo alle gambe e prendendogli la testa in bocca.

I maschi, inoltre, sono dotati di un palato molle che possono gonfiare per creare una sacca rosa, che spesso viene scambiata per la loro lingua. In arabo viene chiamata doula e viene fatta penzolare lateralmente fuori dalla bocca per attirare le femmine nella stagione degli accoppiamenti.

La famosa gobba, poi, non contiene acqua come normalmente si pensa, bensì una vera e propria riserva di grasso in caso di necessità.

Fin dall’antichità i dromedari sono stati, per la gente del deserto, insostituibili animali da sella e da soma. L’animale da soma può trasportare in una giornata 120/150 chili per 40/50 km., mentre l’animale da sella può portare una persona per otto ore filate alla velocità di 15/18 km. orari. I dromedari si inginocchiano per permettere il carico e lo scarico  e, per questo motivo, presentano spesso zone callose sullo sterno, le ginocchia e altre giunture che toccano terra.

La storia del Marocco è costantemente costellata di immagini e dipinti di carovane di dromedari e dei rispettivi proprietari che camminano e trasportano merce nel deserto.

Camel Trek nel deserto

Sebbene i dromedari non siano più utilizzati come mezzo di trasporto, sono ormai diventati un elemento essenziale per il turismo.

Nel deserto del Marocco è infatti possibile provare la magica esperienza di un camel trek fra le dune a dorso di un dromedario.

Questo è sicuramente un ottimo modo per entrare a contatto con la cultura del deserto del Marocco e per scoprire posti stupendi lungo il deserto sabbioso e quello pietroso, sotto un bellissimo cielo azzurro.

Si sente soltanto il rumore del proprio respiro e dei passi dei dromedari. Un’esperienza unica e indimenticabile che vale la pena provare!

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Clima e Temperature in Marocco

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Dune del deserto

Il Marocco gode di un clima temperato mediterraneo a nord e lungo la costa, con estati calde ed inverni miti. Il clima è molto vario a causa della differente natura geologica.

Nelle regioni costiere il clima è generalmente mite, ma soprattutto in quelle del nord, a seconda delle stagioni ci si può aspettare anche freddo e pioggia.

Nelle regioni centrali, montuose, le estati sono gradevoli, gli inverni freddi con neve sulle cime alte. Ricordiamo che la catena dell’Atlante attraversa tutto il Marocco centrale e presenta anche rilievi con picchi che superano i 4000 m di altezza.

D’inverno la neve spesso blocca i passi montani.

Ci sono poi piogge consistenti a Nord durante l’inverno, in autunno ed inizio primavera, che toccano anche in parte il Sud del Paese.

La costa atlantica invece, è quasi sempre battuta da forti venti per lo più freddi, quindi, soprattutto d’inverno è bene avere sempre con sé una giacca a vento per ripararsi.

All’interno e a sud del paese, la vicinanza del Sahara rende il clima più secco, con piogge molto scarse e notevole escursione termica, dovuta all’ambiente arido, che determina un abbassamento della temperatura durante le ore notturne (possono anche scendere sotto zero).

Di giorno infatti, grazie ai raggi del sole le temperature si alzano, ma il terreno arido del deserto non riesce a trattenere questo calore, ecco perché si verifica un brusco calo delle temperature notturne, quando il calore si dissolve rapidamente.

È molto comune l’idea che nel deserto faccia sempre caldo. In realtà d’inverno le temperature scendono e anche di parecchio. È bene quindi informarsi per tempo, onde evitare spiacevoli sorprese.

Le estati al sud sono torride, ma con clima secco.

Durante l’estate il clima di Marrakech e del sud del Marocco può diventare soffocante e superare facilmente i 40°C, soprattutto quando dal Sahara soffia il vento, conosciuto come scirocco o chergui, l’orientale. Questo vento soffia per tutto l’anno, ma soprattutto in primavera. In inverno è freddo, mentre in estate è molto caldo.

Nel deserto in estate si arriva anche a 50°C durante il giorno.

È quindi sconsigliato muoversi nel deserto nelle ore diurne assolate. Nemmeno la gente del posto osa inoltrarsi di giorno e inizia a uscire di casa nel tardo pomeriggio, quando il caldo è diminuito.

I migliori periodi dell’anno per visitare il Marocco sono quindi la primavera (marzo, aprile e maggio) e l’autunno (settembre e ottobre). Le temperature sono molto gradevoli, ma non troppo calde di giorno, né troppo fredde di notte, soprattutto se si vuole visitare il deserto.

I Berberi

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Bandiera Amazigh

I berberi sono gli abitanti originari del Nordafrica e popolano questo territorio fin dall’antichità.

La parola “berberi” proviene da “barbari” ed è stata coniata dai popoli invasori.

Il nome invece con cui loro stessi preferiscono chiamarsi è quello di Imazighen (al singolare: Amazigh), che significa “uomini liberi”.

Per molto tempo il Nordafrica è stato denominato dagli europei Barberia, ossia il “Paese dei Berberi”. Nel mondo arabo-islamico, invece si usava soprattutto l’espressione Maghreb (ossia “Occidente”).

Recentemente i berberi hanno creato, a partire dal loro nome, amazigh, l’espressione Tamazgha che si riferisce al complesso di tutti i paesi dove è parlata la lingua tamazight.

La storia del Nordafrica è una storia di invasioni di popoli stranieri.

Ricordiamo la colonizzazione fenicia e greca, la conquista romana (I secolo a.C.), poi quella vandalica (V secolo d.C.), quindi la conquista bizantina (VI secolo), presto seguita dalle ondate di invasioni arabe, a loro volta seguite dall’arrivo dei Turchi (XVI secolo) e dalla colonizzazione europea.

I berberi diedero parecchio filo da torcere agli invasori e riuscirono talvolta a resistere con capi valorosi, ma finirono per cedere agli invasori le terre più fertili ritirandosi per lo più sui monti e nei deserti che rimangono ancora il loro habitat prediletto e che conoscono meglio di chiunque altro.

Molti berberi acquisirono le lingue degli invasori e diedero un loro apporto originale alle culture e alle religioni di questi ultimi.

Anche i Tuareg, gli “uomini blu” del Sahara, sono berberi e conservano molte antiche tradizioni tra cui l’originale scrittura tifinagh, erede dell’alfabeto numidico dell’antichità.

La maggior parte della popolazione in Marocco, Tunisia e Algeria è di origine berbera. Ma i berberi si trovano anche in Egitto, Mauritania e Libia, come pure in alcuni stati dell’Africa occidentale, soprattutto nel Mali (Tuareg) e nel Niger.

Le popolazioni berbere nella loro lunga storia non hanno mai effettuato guerre di conquista ma solo subito e spesso contrastato aspramente ed efficacemente dominazioni altrui.

Oggi dopo l’islamizzazione, si ritrovano quasi stranieri nella loro stessa terra.

I governi dei paesi del Nordafrica, infatti, amano descriversi come arabi e ignorano quasi del tutto la lingua e la cultura nordafricana, tanto che la lingua berbera non è riconosciuta nella costituzione di quasi nessun paese del Maghreb.

In Marocco i berberi sono suddivisi in tre differenti gruppi distinti, che parlano anche dialetti diversi: nel nord, sulle montagne del Rif e dintorni, si parla un dialetto chiamato riffiano; nella zona del medio e alto Atlante e nel sud del Marocco si parla invece un dialetto definito amazigh, mentre nella zona sud-occidentale del Marocco si parla un dialetto berbero definito tashelhit.

Chi ha avuto la fortuna di entrare a contatto con la cultura berbera si è sicuramente reso conto della fierezza ed indipendenza di questo popolo.

Nonostante le innumerevoli invasioni infatti, i berberi hanno saputo mantenere intatte le loro tradizioni e la loro lingua pur essendo comunque un popolo molto ospitale e disponibile.

Auguro a chiunque di avere la possibilità di entrare a contatto con questo meraviglioso popolo e le sue antiche tradizioni. Avrete veramente l’impressione che il tempo si sia fermato…

Città Imperiali o Sud Marocco e Deserto?

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Città Imperiali o Sud Marocco e Deserto?

La maggior parte degli italiani che si accinge a compiere un viaggio in Marocco ha in mente di visitare le città imperiali. In effetti si tratta della meta più ambita.

Le città imperiali più belle e caratteristiche sono sicuramente Marrakech e Fes.

Marrakech è la classica città araba, giovane, caotica e turistica, dove puoi spaziare nella medina ricca di negozi, gente, colori e odori e sognare nella famosa piazza Djemaa El Fna, dove si intrecciano personaggi, cantastorie e bancarelle di ogni genere.

Fes è bellissima dal punto di vista storico, con la sua medina gigantesca dove è facilissimo perdersi nei dedali di viuzze tutte uguali e tutte molto caotiche ed affollate. Qui però si respira ancora aria di Marocco antico, di scuole coraniche, di mestieri artigianali, di vita semplice e allo stesso frenetica, come in tutte le grandi città.

Per quanto riguarda le altre città imperiali, a Casablanca l’unica vera attrattiva è l’immensa moschea di Hassan II, la più grande del Marocco. Risulta addirittura più grande di San Pietro e, data la sua maestosità e posizione a ridosso dell’oceano, è sicuramente uno spettacolo unico. Per il resto, tuttavia, la città non offre molte altre attrattive.

Rabat e Meknés, invece, sono simili a Marrakech e Fes, ma più in piccolo. Degna di nota è sicuramente la medina azzurra di Rabat a ridosso dell’oceano solcato da numerosi surfisti.

Se però volete vedere qualcosa di veramente unico e straordinario oltre a Fes e Marrakech dovete senz’altro dirigervi al sud.

Il sud del Marocco dà veramente l’idea del paese africano, con le sue lunghe e profonde vallate solcate da palmeti, le case costruite con fango e paglia, i ritmi di vita rallentati, la gente che si muove ancora con asini e carretti e soprattutto il deserto, magia del Marocco.

Chi va in Marocco e non prevede una tappa nel deserto Erg Chebbi sicuramente perde un’ottima occasione per vedere dune stupende, con luci e colori incredibili, che vanno dal giallo ocra, all’arancione acceso a seconda dell’ora e dell’inclinazione del sole.

Di notte poi si vedono talmente tante stelle che uno si chiede da dove mai siano potute spuntare così tante, tutte insieme. Sembra veramente una coperta trapuntata da migliaia di stelle luminose! Uno spettacolo imperdibile e incredibile allo stesso tempo.

Anche le valli del sud, con le loro kasbah, antiche fortezze e palazzi dove vivevano i ricchi e si rifugiava la gente quando arrivavano gli assalti arabi da altri paesi sono molto belle da vedere.

Si tratta di strutture antichissime, costruite con fango e paglia molto simili ai nostri castelli. Al loro interno a volte la gente viveva anche per mesi ed erano quindi predisposte con tutto l’occorrente: cucine, camere, giardini, orti e animali.

Una kasbah tra le più belle in assoluto da visitare al sud è sicuramente quella di Ait Benhaddou, che è stata mantenuta nel suo stato originale ed è spesso usata come set di numerosi film in costume.

Inoltre, al sud è possibile entrare a contatto con l’antica cultura berbera, che ha mantenuto intatti tanti usi e costumi, tipici di queste persone abituate a vivere nel deserto come nomadi, dalla fierezza e dalla semplicità unici.

Riassumendo, quindi, se volete concentrare in un solo viaggio le migliori attrattive del Marocco ricordate di includere Fes e Marrakech come città imperiali e il deserto e il sud per ammirare stupendi paesaggi, meglio di così non si può.